La macchina da presa

macchina da presa

Macchina da presa

Dicono che fra pochi anni la pellicola di 35 mm non ci sarà più…smetteranno di fabbricarla. La macchina da presa invece…resiste nel tempo. Come era la macchina de presa di un secolo fa, del 1911? Vediamo un po’ la descrizione in un vecchio manuale per operatori.

L’apparecchio, che serve a prendere le scene da cinematografo, è una macchina fotografica in cui l’obbiettivo è munito di un movimento di chiusura ed apertura intermittente. L’obbiettivo resta scoperto nei momenti di sosta della pellicola in movimento continuo a cui si provvede mediante una manovella mossa dall’operatore.

L’immagine sopra rappresenta una macchina per la presa delle cinematografie, fissata sul cavalletto e aperta in modo di vedere l’interno.

Nella scatola superiore, su un asse si trova il rotolo per la pellicola. Un estremo si fa passare attraverso i cilindri e si avvolge sull’asse che trovasi nella scatola inferiore. Movendo la manovella si fa che la pellicola non impressionata si svolga dal cilindro superiore, passi avanti all’obbiettivo, si impressioni e si avvolga sul cilindro inferiore.

Il movimento deve, secondo la scena da riprodurre, essere variamente mantenuto e la giusta velocità è cosa che si acquista con la pratica, e vi sono operatori, che sono arrivati a tale perfezione che è impossibile superare.

Fino a che si tratta di ritrarre scene preparate a bella posta si ha tutto il tempo di provvedere alla messa a posto della macchina, in modo che essa sia perfettamente a fuoco e che la luce sia la migliore possibile; non così, però, avviene quando si tratta di dover ritrarre avvenimenti pubblici e privati, di cui si vuole eternare il ricordo cinematografico. Allora la cosa più difficile è quella della messa a fuoco della macchina e la scelta del punto in cui le migliori condizioni di luce si verifichino. Questi due requisiti sono difficilissimi a riunirsi ed è questa la causa per cui le scene della vita vissuta, che si ritraggono coi cinematografi, risultano quasi sempre più incerte, e non danno quella perfezione che nelle altre scene si ottiene, perchè, in quest’ultime, tutto si predispone perchè le condizioni di riproduzione siano le migliori possibili.

Nel fissare le scene cinematografiche è sempre preferibile avere accesso di posa anzi che difetto, perchè al primo difetto si può riparare nello sviluppo dando uno sviluppo lento.

Quando nel prendere le vedute cinematografiche ci si accorge che le condizioni di luce e di posa sono cambiate si abbassa il perforatore, che lascia un foro nel centro della pellicola in modo che si possano individuare i tratti di pellicola in varie condizioni impressionate e separare prima di procedere al loro sviluppo, in modo che ciascun tratto venga trattato con lo sviluppo più appropriato.

Tutti gli apparecchi sono forniti di un contatore che indica la lunghezza in metri della pellicola impressionata.

Il cavalletto, su cui è poggiato l’apparecchio, che serve per prendere le cinematografie è fornito di un piano che mediante due manovelle può essere girato in tutte le direzioni, e prendere tutte le inclinazioni possibili dal basso in alto e viceversa.

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