Cinema Volturno 1922-2014

Cinema Volturno, Roma marzo 2017

Cinema Volturno, Roma marzo 2017 foto @kinetografo

L’inaugurazione del Cinema Volturno

Roma, marzo 1922. Il grandioso cinematografo, di cui avevamo dato notizia da uno dei passati numeri, è stato recentissimamente inaugurato, tra l’ammirazione più schietta di quanti erano stati posti in curiosità dalla sfarzosa réclame. Il Cinema Volturno è realmente il più grande ed il più artisticamente elegante della capitale, e la sua apertura ha costituito un vero successo, perché il pubblico ha vivamente ammirato, oltre il magnifico locale, un grande lavoro d’arte, lodevolissimo sotto ogni aspetto, cioè la Francesca da Rimini della Floreal Film di Roma, interpretato dalla bravissima Mary Bayma Riva e dall’intelligente Bebo Corradi.

11 novembre 2011. Volturno, passato, presente e futuro. Laboratorio Urbano Reworkshow

15 luglio 2014. Sgomberato l’ex cinema Volturno occupato. (Repubblica.it)

Annunci

Un vero pianoforte

Il grande Jean Renoir aveva otto anni quando, per la prima volta, fu portato a teatro. La commedia si svolgeva — già allora — in un salotto moderno, con mobili “veri”, delle poltrone sontuose, piante, pianoforte. Tutto era autentico in quella rappresentazione.

Il piccolo Renoir non si divertì. Uscì dal teatro triste, stanco, annoiato. I familiari se ne stupirono, lo interrogarono, inquisirono, sorpresi dalla sua mancanza d’entusiasmo. Gli ricordarono, una per una, tutto quanto avrebbe dovuto distrarlo: gli abiti, gli attori, il sipario che si chiude e si apre, la scala, la sala ed il suo splendore, i palchetti dorati, le girandole, le cariatidi, le maschere con i loro berretti, i programmi di sala… Nulla sembrava aver ottenuta la sua approvazione. Nulla pareva averlo attratto. Si volle sapere, comprendere il suo caso. Era forse ammalato all’insaputa dei genitori? Quale misteriosa ragione gli aveva impedito di prendere parte al generale divertimento ed all’approvazione unanime? Che cosa l’aveva fatto soffrire? Gli era stato messo l’abito nuovo che tanto gli piaceva. Le scarpe erano nuove, ma non facevano male. Aveva avuto le caramelle, gli era stato ceduto, ogni volta che l’aveva desiderato, il binocolo di madreperla. La cosa era veramente incomprensibile. Dopo una lunga esitazione, in un singhiozzo, la confessione riuscì, finalmente, a salire dal fondo del petto. Col viso sofferente, disperato, sull’orlo di scoppiare in lacrime, egli disse: « Era un vero pianoforte! »

da un saggio di Louis Jouvet

Il Cinema Teatro Edison di Treviso

Cinema Teatro Edison Treviso

Cinema Teatro Edison di Treviso

Nel centro della città, sull’area di vecchi fabbricati demoliti dalle bombe degli aerei durante la prima guerra mondiale, Cesare Olivieri costruiva nel 1920 il Cinema-Teatro Edison.

“Non vogliamo dilungarci in una descrizione oziosa dello stile architettonico della costruzione, sulla semplice e pur tanto signorile decorazione e sull’arredamento: però notiamo la ottima distribuzione dell’atrio, dello scalone ampio e comodo e delle otto ampie e pratiche uscite di sicurezza sboccanti in vie diverse che permettono il completo sfollamento del locale in pochi minuti.”

La caratteristica dell’Edison è di avere due cinema-teatro sovrapposti: uno coperto e, sopra questo, l’estivo all’aperto. Il teatro estivo “è quanto mai suggestivo e incantevole con la sua volta verde di piante arrampicanti, tempestata da centinaia e centinaia di lampadine micro-mignon multicolori, da una stellare luminosa che decora il centro e dal boccascena irradiato da altre minuscole lampadine rosse”.

Il teatro estivo del Cinema Teatro Edison, Treviso

Il teatro estivo del Cinema Teatro Edison di Treviso

Il locale occupa una superficie di 790 metri quadrati, ed è capace di 700 posti di platea e 300 di galleria, tanto per il coperto che per l’estivo. I palcoscenici dei due teatri misurano una profondità di 6 metri per una larghezza di metri 10 ed hanno una altezza di 8 metri.

La genialità di questo doppio Cinema-Teatro è che le due cabine sono state disposte in modo che in tutte e due i locali viene proiettata la stessa pellicola contemporaneamente:

“Il complesso della cabina superiore (estivo) è quasi sul medesimo asse del complesso della cabina inferiore (coperto). Nel complesso superiore al posto della bobina raccoglitrice è adattato un tamburo dentato, e questo si incamera in una specie di scatola che ha la funzione di raccogliere una certa quantità di pellicola di scorta: la pellicola uscendo da questa scatola viene guidata sino alla cabina inferiore da una conduttura in metallo che attraversando lo scatolone superiore giunge sopra lo sportello del proiettore. La partenza dei due complessi si effettua nel seguente modo: dopo fatta la messa in macchina nei due proiettori si mette in moto il proiettore superiore, e dopo circa 30 secondi l’inferiore: la partenza in ritardo del proiettore inferiore è resa necessaria per accumulare nella scatola una decina di metri di pellicola (scorta).”

Il cinema comico italiano

Fregoli trasformista

La storia del genere comico nel cinema italiano ha come data di nascita il 1897: esso nasce con Leopoldo Fregoli, l’artista dei cento volti e dai mille atteggiamenti. Nato a Roma trent’anni prima (il 2 luglio 1867), era già molto popolare in mezzo mondo e richiamava ai suoi divertenti spettacoli di trasformismo folle di spettatori che rimanevano ammirati e sbalorditi dalla sua incredibile bravura. Egli li divertiva con la sua maschera mobile e le sue famose e celebri trasformazioni. Oltre alle sue esibizioni dal vivo, il Fregoli interpretò (aiutato, dicono, dal pioniere Luca Comerio) una serie di brevi pellicole che venivano proiettate alla fine dei suoi spettacoli. Si ebbero così i primi film comici Fregoli al caffè, Fregoli al ristorante, Una burla di Fregoli, Fregoli dietro le quinte e numerosi altri. La “sezione” cinematografica negli spettacoli di Fregoli si chiamava “Fregoligraph”.

Segue…

Un volto interessante: Humphrey Bogart

Il nostro eroe nacque a New York da un’agiata famiglia, trascorse un’infanzia irrequieta. I genitori facevano fatica a tenerlo a bada, dato che il suo carattere, anche da piccolo, era già quello di un ribelle. Finché il padre decise un giorno il colpo di testa: « Se non vuoi studiare, vai pure a fare l’attore ». E lo affidò all’impresario William Brady, senza mancare di raccomandare per il figlio un trattamento duro.

Humphrey non aveva allora i capelli tagliati a spazzola, niente rughe e la sua e la storia di molti altri della sua generazione. Dopo i primi passi a Broadway, verso il 1931/32, fa capolino a Hollywood dove gira alcune particine insignificanti. È ancora presto per lui: non è tagliato né per la commedia né per il western, bisognerà attendere l’affermarsi di un genere che si confaccia ai suoi caratteri fisici.

Si racconta che Arthur Hopkins lo scelse per la parte di Duke Mantee in “La foresta pietrificata” ascoltando la sua voce mentre si trovava nel vestibolo di un teatro: non lo aveva nemmeno visto di persona. Quell’interpretazione gli procurò l’ingresso alla Warner Bros, e il successo arrivò finalmente.

Ernest Hemingway lo definì « il volto maschile più interessante che abbia mai conosciuto ». Frase lapidaria, ma lo scrittore era conscio che Bogart faceva spesso tutt’uno con i suoi personaggi, e doveva tener conto che l’interprete aveva reso, primo di ogni altro, e sulla sua scia, gli umori del tempo e della civiltà americana. Bogart anticipava quella recitazione che poi Marlon Brando e gli altri dell’Actors Studio ribadirono.