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La fabbrica dell’illusione

The Artist

Jean Dujardin e Uggy, Palm Dog al Festival di Cannes 2011 (The Artist)

Il cinematografo è il padre putativo dell’illusione.

Da tutti gli schermi dove si proietti un film emana un fluido magnetico che attira nella sua orbita intere legioni di esseri umani.

Il cinematografo vive una vita irreale fatta di sogni e di chimere. Sogni e chimere che seducono per le infinite possibilità a tradursi in reale notorietà. Chi frequenta i teatri di posa, assiste, ogni giorno al pietoso spettacolo di tanti giovani che attendono nelle anticamere una parola di speranza, una promesa di brillante avvenire.

Varcano, la prima volta, la soglia con ansia mal celata e parlano timidamente, compresi di sacro rispetto ad un qualsiasi segretario, che ascolta compunto l’atto di fede e di speranza, la confessione della rivelata vocazione artistica che li chiama al cinematografo come ad un sacerdozio.  In cambio, il compiacente segretario (che nella mente dell’interlocutore assurge sempre a direttore, per lo meno, generale), dispensa a piene mani i “… ripassi domani”.

Cos’ ogni giorno si rinnovano i “ripassi domani”, ed i candidati depauperano le loro migliori energie, l’intelligenza più viva nella inutile attesa. Inutile, perchè su cento aspiranti, raramente uno riesce a entrare nel paradiso, magari come comparsa. Gli altri novantanove se ne vanno tristi ed accorati, ma non rassegnati, a cominciare altrove la dolorosa via crucis.

Molti di costoro sono noti, giusto per la loro posizione di eterni candidati… Tutti li conoscono ed essi conoscono tutti e tutto.

Quale inesauribile fonte di notizie per i giornalisti!

Sanno vita e miracoli di registi, attori, piccole e grandi star… e ne parlano come di vecchi amici ed antichi compagni di lavoro.

C’era una volta, ai tempi del cinema muto…

Il caffè Romano di Torino, ha acquistato una fama speciale. E’ la roccaforte degli illusi. A tutte le ore del giorno, tutti i giorni del mese, essi sono là, sempre pronti a prendervi per un braccio, e ad ammanirvi l’aneddoto più recente, lo scandaluccio del giorno, ed a chiedervi, in tutta confidenza dieci lire in prestito… sino all’indomani.

Finiscono poi per diventare di casa, e se per ipotesi, ti vedon sotto i portici di piazza Castello, ti lanciano un sonoro: ciao, Tizio… per dimostrare ai presenti (che ignorano chi sei) la cordiale amicizia che li lega alla stampa…; e terminano la loro carriera di fannulloni coll’iscrizione in qualche federazione di cachettisti (vulgo: comparse).

Senza più speranza, seguono una via che non è la loro, disillusi e tristi, facili prede agli ignobili spacciatori di ‘paradisi artificiali’.

Sono vite rigogliose che si sfasciano, divenendo inutili e parassitarie.

Tutta questa pletora di nullità ha fatto sorgere un’industria fiorentissima, che si può chiamare la fabbrica degli illusi, vale a dire, cioè: la scuola cinematografica.

Queste sedicenti scuole, dirette da non meno sedicenti professori, promettono a quei disgraziati il più lusinghiero successo, dopo un breve periodo di (chiamiamolo così) studio.

Accorrono, grazie a una vasta organizzazione di propaganda e di reclame, giovani di ottima famiglia da tutte le parti d’Italia, attirati dal desiderio di crearsi una posizione senza eccessiva fatica, e lasciano il lavoro di cucito o lo studio di diritto civile ed economia politica, per illudersi nella pellicola. Permangono alle sedi delle scuole per qualche mese, poi si diramano verso i grandi centri cinematografici come verso la Terra Promessa, portando nel bagaglio personale una impressionante presunzione e molte illusioni. Presunzioni ed illusioni s’infrangono e cadono dopo breve tempo di fronte alla cruda realtà, e non rimane a ricordo che il provino a pagamento: forse l’unica manifestazione cinematografica  della loro vita.