Il cinema comico italiano

Fregoli trasformista

La storia del genere comico nel cinema italiano ha come data di nascita il 1897: esso nasce con Leopoldo Fregoli, l’artista dei cento volti e dai mille atteggiamenti. Nato a Roma trent’anni prima (il 2 luglio 1867), era già molto popolare in mezzo mondo e richiamava ai suoi divertenti spettacoli di trasformismo folle di spettatori che rimanevano ammirati e sbalorditi dalla sua incredibile bravura. Egli li divertiva con la sua maschera mobile e le sue famose e celebri trasformazioni. Oltre alle sue esibizioni dal vivo, il Fregoli interpretò (aiutato, dicono, dal pioniere Luca Comerio) una serie di brevi pellicole che venivano proiettate alla fine dei suoi spettacoli. Si ebbero così i primi film comici Fregoli al caffè, Fregoli al ristorante, Una burla di Fregoli, Fregoli dietro le quinte e numerosi altri. La “sezione” cinematografica negli spettacoli di Fregoli si chiamava “Fregoligraph”.

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Un volto interessante: Humphrey Bogart

Il nostro eroe nacque a New York da un’agiata famiglia, trascorse un’infanzia irrequieta. I genitori facevano fatica a tenerlo a bada, dato che il suo carattere, anche da piccolo, era già quello di un ribelle. Finché il padre decise un giorno il colpo di testa: « Se non vuoi studiare, vai pure a fare l’attore ». E lo affidò all’impresario William Brady, senza mancare di raccomandare per il figlio un trattamento duro.

Humphrey non aveva allora i capelli tagliati a spazzola, niente rughe e la sua e la storia di molti altri della sua generazione. Dopo i primi passi a Broadway, verso il 1931/32, fa capolino a Hollywood dove gira alcune particine insignificanti. È ancora presto per lui: non è tagliato né per la commedia né per il western, bisognerà attendere l’affermarsi di un genere che si confaccia ai suoi caratteri fisici.

Si racconta che Arthur Hopkins lo scelse per la parte di Duke Mantee in “La foresta pietrificata” ascoltando la sua voce mentre si trovava nel vestibolo di un teatro: non lo aveva nemmeno visto di persona. Quell’interpretazione gli procurò l’ingresso alla Warner Bros, e il successo arrivò finalmente.

Ernest Hemingway lo definì « il volto maschile più interessante che abbia mai conosciuto ». Frase lapidaria, ma lo scrittore era conscio che Bogart faceva spesso tutt’uno con i suoi personaggi, e doveva tener conto che l’interprete aveva reso, primo di ogni altro, e sulla sua scia, gli umori del tempo e della civiltà americana. Bogart anticipava quella recitazione che poi Marlon Brando e gli altri dell’Actors Studio ribadirono.

La Pagode di Parigi, un cinema-museo

Documentario di Carolin Gimenez dedicato alla mitica sala di cinema della rue Babylone di Parigi (7 arrondissement). Interventi (in francese) di Michael Lonsdale, Jean-Louis Capitaine, Andrée Le Lasseur, Toshinari Sato, Jean Dejax, Geneviève Lacambre, Françoise du Mesnil, François Gibault, Jean Henochsberg… et le petit chat noir Maïs.

Buona visione! E lunga vita a La Pagode!