Immaginazione visiva

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Le Kinetograph Robert Houdin

L’immaginazione contemporanea è una immaginazione visiva. L’occhio è il veicolo che fornisce all’uomo moderno la maggior parte delle sue emozioni. Il potere di penetrazione è andato oltre la stessa visibilità prolungando il suo raggio di dominio e di speculazione: non vede soltanto ma intravede. Va al dilagare dell’infinito e del reale. Non ha più limiti. Esplora spazi, attraversa la materia, avvicina a sé il grande ingranaggio universale. La terra è sua. E anche il cielo. L’occhio è entrato nel sistema solare. L’occhio ha superato la sua stessa carica.

I primi popoli della terra dipingevano su ogni arnese un occhio. I graffiti di Altamira sono pieni d’occhi. I greci lo disegnavano di profilo, un occhio parto, un occhio isolato. Era l’occhio di Dio che si perpetuava di creta in creta. L’occhio senza sonno. Un oggetto senza occhio era un oggetto cieco.

Dove l’occhio non poteva arrivare l’uomo ha creato purissimi cristalli. Attraverso questi cristalli è arrivato al firmamento. Ha scoperto vali nelle macchie della luna. Di cristallo in cristallo è sceso nella profondità del mare e ha riportato immagini di foreste fosforescenti e forme nuove di pesci. E così ha fatto coi vulcani. L’invisibile è diventato visibile. Prima si vedeva la foglia. Ora entriamo nella foglia. Vediamo i suoi nervi e le sue vene. Le vibrazioni di un suono, la velocità di un proiettile, la struttura di un microbo possiamo registrarli e documentarli attraverso la fotografia e il cinema.

Fra Dio e l’uomo c’è la camera oscura. Una camera magica dove tutto ciò che esiste, forme, immagini, vapori, apparizioni, può essere trasmesso e perpetuato. Dietro ogni cosa che si vede c’è sempre un’altra cosa. Dove l’occhio non arriva l’obiettivo non solo arriva ma va oltre.

L’obiettivo al servizio dell’immaginazione può produrre meraviglie. La scienza, il documento, quello che c’è sotto e sopra l’uomo va bene. Ma l’immaginazione? Un artista può esprimere attraverso la camera oscura i più aerei e delicati e intricati fantasmi. Può comporre coi pesi e coi volumi. Può pensare. Può immaginare. La cinematografia non è entrata nel Parnaso come decima musa?

pensieri di Raffaele Carrieri

Che cos’è un’idea

Federico Fellini
L’occhio del regista: Fellini alla macchina da presa

Molti credono di saperlo, ma chi non ha molte idee non saprà mai che cosa è l’idea. Qui non si tratta di una definizione filosofica, ma di persuadersi di un principio semplicissimo: l’inizio di ogni cosa umana è sempre l’essere umano, nulla è umano più del cinema, quindi la premessa del cinema è l’essere umano, non gli apparecchi di cui il cineasta si serve per realizzare il suo cinema.

Amare il cinema come strumento di umanità è il punto di partenza; e sentire la curiosità in un primo momento, la necessità in seguito, di dire qualche cosa con il cinema, è il miglior auspicio per una carriera cinematografica. Alla base di questa necessità di esprimersi c’è un’idea, e in questo caso un’idea cinematografica.

Ma l’idea può essere espressa male, cioè senza gusto e sentimento; bene, cioè con proprietà di mezzi; artisticamente cioè in modo che possa essere apprezzata in qualunque parte del mondo. Solo le idee espresse artisticamente escono dalla soglia della propria casa e camminano per il mondo.

I migliori cineasti a questo tendono: rinnovare il cinema con le loro… idee. Non è esclusa l’efficacia e l’interesse delle cose non espresse artisticamente, ma quando sono artisticamente espresse esse salgono in un regno ch’è immortale.

Chi non ha idee copia o ripete le idee degli altri. Fa qualche cosa, ma non fa il meglio. Il meglio lo fa chi inventa con le idee un mondo che dentro lo commuove.

kinetografo